lunedì 15 maggio 2023

4 - IMBRATTARE CONTRO NATURA

Sul finire degli anni ’90 del secolo scorso acquistai e lessi con molto interesse il libro Progettare secondo natura (dal quale per antitesi il titolo di questo post), scritto da due biologi (coniugi) Nancy e John TODD, i quali avevano inteso divulgare con una pubblicazione i criteri degli interventi da loro stessi avviati con profitto a Cape Cod, sulla costa Nord-Est degli Stati Uniti.

Cercai di trasferire nei miei progetti dell’epoca alcune delle cose meritevoli e adattabili al contesto nel quale operavo, prima in alcune lottizzazioni e in un piano di zona per edilizia convenzionata, quindi nella riqualificazione del vecchio campo sportivo del mio paese, struttura ormai abbandonata e diventata terra di nessuno a seguito della costruzione di un nuovo impianto in una diversa area destinata alle attrezzature sportive dal vigente piano regolatore comunale.

L’area presentava caratteri molto interessanti per l’estensione e per l’ubicazione, appena fuori dal nucleo storico del borgo e confinante con un bel complesso monumentale costituito da un convento francescano, di impianto tardo-medievale, e dalla Chiesa di Sant’Antonio, con affaccio su una piazza di medie dimensioni. La bellezza del luogo e dei monumenti vicini mi suggerirono interventi il più possibile discreti, non invasivi e rispettosi delle tradizioni del luogo: oltre ai riferimenti culturali di Halprin, Cullen e Casasco, ritenni importante richiamare le belle sistemazioni anonime dei piccoli slarghi tra le case nei rioni storici (le cosiddette piazzette) e dei cortili, di cui riporto un’immagine nella pregevole rivisitazione opera di un bravo artigiano-artista locale (Vincenzo).



Dopo aver inutilmente sottoposto l’idea ad una prima amministrazione comunale presieduta da un mio ex compagno di liceo, l’amministrazione successiva incaricò me e altri tre tecnici (due geometri e un altro architetto) di progettare la riqualificazione dell’ex campo sportivo, chiedendo pochissime integrazioni rispetto al bozzetto da me già presentato.



Purtroppo l’opera non venne finanziata nel corso della amministrazione committente, per cui l’amministrazione che subentrò operò diversamente, come si può vedere nella foto che lascio a voi giudicare, saccheggiando le idee del mio originario progetto, ma con soluzioni molto peggiorative che oggi imbrattano un’area così pregevole.



Tralasciando le questioni legali che magari approfondirò con un post sull’altro mio blog Diritto&Dintorni, le quali mi obbligheranno a intentare causa alla P.A. per plagio con contraffazione, sono evidenti oggi le conseguenze nefaste dell’intervento: spazio non fruibile liberamente, disagio per gli abitanti della zona costretti dai riflessi del sole sul tendone di copertura a stare con le tende chiuse nelle giornate di cielo sereno, danno ambientale in area monumentale.

Credo che questo scritto chiarisca con un esempio concreto quanto già espresso nei precedenti post e che trova purtroppo innumerevoli riscontri nella storia del nostro Paese: le intenzioni di chi cerca di operare per migliorare la qualità dell’ambiente fisico nel quale viviamo vengono spesso mortificate dalla rapacità e dalla incompetenza saccente e arrogante dei politici di turno, decisi a lasciare un marchio indelebile del loro passaggio, anche in violazione delle norme vigenti.

Se il livello della Pubblica Amministrazione si misura anche attraverso la qualità di vita percepita dai cittadini-contribuenti per i servizi che vengono loro offerti, credo che oggettivamente in questo caso sia veramente infimo.

In confronto al paesaggio circostante di cui riporto una foto, un professore-scrittore locale, molto attento alle tradizioni e alla storia del nostro piccolo borgo, ha definito ciò che è stato realizzato "uno sputo in faccia ai Castelluccesi": 

gli si può dare torto?

giovedì 27 aprile 2023

3 - ARCHITETTURA, POLITICA E AFFARI

Nel 2011 l'editore Hoepli di Milano, storica casa editrice di livello nazionale (ha persino una strada intitolata nella zona centrale del capoluogo lombardo), mi propose di pubblicare una guida pratica alla progettazione architettonica che anticipava di alcuni anni la modellazione tridimensionale anche di piccoli complessi edilizi, fulcro del BIM (Building Information Modeling) inserito ora nella legislazione nazionale per le opere pubbliche (il cosiddetto Codice appalti, che purtroppo ogni governo riscrive a suo uso e consumo).

Pur trattandosi di un manuale di base di carattere pratico, ritenni allora importante illustrare in Premessa gli importanti legami che esistono tra Architettura-Politica-Affari: essi costituiscono un ponte (a proposito e in senso concreto, parleremo in altri post anche del famigerato Ponte sullo Stretto e del tristemente noto Ponte Morandi) con i contenuti dell'altro mio blog Diritto&Dintorni, per cui mi piace riproporla quale discorso introduttivo di queste note sull'Arte; chi esercita una professione si rende ben presto conto che la propria opera (che solo in casi eccezionali si potrà definire Arte) è profondamente influenzata da condizioni politiche ed economiche e non muove semplicemente da assunti teorici di natura estetica.

Il presente lavoro (il manuale Hoepli) affronta, con taglio applicativo, il tema della progettazione architettonica, con riferimento ad un complesso edilizio. 

Si tratta del progetto di una piccola parte di città che non può risolversi nel semplice dimensionamento quantitativo (grafico e analitico) di zone residenziali, infrastrutture e servizi, ma dovrebbe muovere da esigenze particolari in un determinato contesto e conseguire l’obiettivo, qualitativamente rilevante, della modificazione di una porzione di territorio.

L’ambiente costruito (manufatti, edifici, città, interventi a scala territoriale) rappresenta la scena dove si svolgono le vicende politiche, sociali e culturali delle società umane; in essa trovano posto anche le opere d’arte in quanto manufatti speciali che compendiano ed esprimono al meglio i caratteri di un’epoca. Le modalità, i tempi ed i costi secondo cui tale scena viene modificata interessano ogni  cittadino in quanto utente, anche se ad alcuni specialisti sono delegati i compiti della progettazione e dell'esecuzione.

L’industria moderna, pur con tutti i limiti e le conseguenze negative (ambientali e sociali) oggi evidenti, ha reso possibile produrre oggetti d’uso e servizi in quantità e a costi tali da consentirne l’accessibilità alla grande maggioranza dei cittadini; compito dell’Architettura dovrebbe essere anche quello di ridistribuire i beni artistici secondo le esigenze della società, senza alcuna distinzione gerarchica o di classe.

Anche se forte di tali convinzioni e animato dalle migliori intenzioni, il progettista si scontra spesso con una realtà frustrante (derivante dall’errata convinzione che l’Arte sia “cosa da museo”), dominata dal prevalere degli interessi economici.

L’utente finale, nella migliore delle ipotesi, intende per Architettura qualcosa di astratto, legato agli aspetti che gli edifici hanno in comune con i quadri e le statue nei libri di Storia dell’Arte, ma privo di collegamenti con l’ambiente in cui vive.

In concreto, invece, lo spazio urbano e territoriale è diviso tra l’amministrazione pubblica e la proprietà fondiaria: 

  • la prima detiene le infrastrutture e i servizi e fissa le norme legali per l’uso di tutto il resto;
  • la seconda vede nell’edificazione un espediente per monetizzare il valore potenziale del terreno (rendita di posizione).

All’architetto viene chiesto, il più delle volte, un  progetto che consenta di ottenere permessi e nulla osta all’edificazione, nell’ambito di una libertà formale che deve essere semplicemente funzionale alla vendita del prodotto.

In questo quadro tutt’altro che incoraggiante, credo che si possano comunque cogliere delle occasioni e cercare di mostrare la bontà delle proprie proposte in concreto. 

Un successo anche parziale risulta persuasivo per i cittadini, che credono ai fatti più che alle teorie; può costituire un esempio da emulare e alimentare la volontà di cambiamento.

Perché, in fondo, un buon progetto esprime una piccola speranza per un mondo migliore.

venerdì 16 luglio 2021

2. Che cosa è l'Arte?

La risposta con la quale concordo è stata data dal filosofo Dino Formaggio nel suo saggio Arte (Isedi, Milano): "L'Arte è tutto ciò che gli uomini hanno chiamato e chiamano Arte".

Come avverte lo stesso autore nelle prime pagine del suo saggio, non si tratta di una semplice tautologia (ossia, il predicato non ripete inutilmente il significato del soggetto), ma rimanda necessariamente a una relazione dell'Arte con la storia dell'Uomo e al significato che la parola Arte ha assunto nei millenni.

Si aprono diverse questioni:

  1. ciò che oggi noi consideriamo un oggetto d'arte era considerato tale anche al momento della sua produzione?
  2. l'artista (nell'accezione odierna e positiva del termine) è sempre stato considerato tale nel corso della storia?
  3. si può parlare di Arte in assoluto oppure occorre parlare di arti, il cui elenco, non esaustivo, si è evoluto e si evolve nel tempo?
  4. pur nella mutevole concezione dell'Arte, è possibile rinvenire delle caratteristiche che permangono nel tempo?
  5. quale è il rapporto che intercorre tra l'oggetto d'arte e gli strumenti usati per produrlo?

1. Alla prima questione si può rispondere osservando che non sempre ciò che oggi consideriamo un oggetto d'arte era tale  al momento della sua produzione: si pensi alle brocche decorate (brocchetta di Gurnià) della Grecia arcaica o ai disegni di anatomia di Leonardo. Le prime avevano un'evidente finalità pratica, i secondi lo scopo di illustrare delle ricerche scientifiche svolte dissezionando cadaveri (non senza rischio con le autorità, per le credenze dell'epoca). 

2. Sul rapporto tra l'artista e il suo tempo, o meglio sulla considerazione sociale del lavoro artistico, ha indagato lo storico ungherese (opere in tedesco) Arnold Hauser nella sua Storia sociale dell'Arte, alla quale spesso ci riferiremo in queste note.

3. Delle arti, piuttosto che dell'Arte, è stata tentata una classificazione nel secolo scorso: tra esse noi ci riferiremo quasi esclusivamente a quelle che utilizzano la rappresentazione grafica come linguaggio per l'elaborazione e la diffusione (Architettura, Pittura, Scultura, Design, Fumetto).

4. Si può affermare che, oltre agli scopi pratici che le opere d'arte talvolta hanno (quelle di Architettura necessariamente), in moltissimi casi (anche se non sempre) l'autore sì è posto l'obiettivo di produrre qualcosa di bello, che suscita un godimento estetico nel fruitore dell'opera, pur sempre in relazione con i gusti delle varie epoche. In questo senso credo che vada intesa l'osservazione secondo la quale spesso l'Arte nasce come sublimazione dell'eros: ossia, una pulsione primordiale, che è all'origine della conservazione della specie, viene "incanalata" per produrre qualcosa che gratifica anche il fruitore, oltre all'autore.

5. Dissento da chi, come Benedetto Croce (Estetica in nuce), ha ritenuto accessorio non essenziale la tecnica artistica, ossia la capacità dell'autore di padroneggiare con abilità il mezzo di espressione e produzione dell'oggetto d'Arte: come ha ben illustrato il Panofsky (La prospettiva come forma simbolica), il mezzo di espressione (potremmo dire il linguaggio artistico, in senso lato)  è elemento costitutivo del pensiero stesso e, dunque, informa l'opera d'Arte in modo profondo.


domenica 27 settembre 2020

1. Amo gli inizi... (Louis Kahn)

In questo nuovo blog mi occuperò di Storia dell'Arte e del Paesaggio, riordinando e integrando appunti che mi hanno accompagnato e mi accompagnano nella mia vita privata e professionale.

Moltissimi intendono la Storia dell'Arte come qualcosa che hanno studiato a scuola, ma molto lontana dalla vita quotidiana; le opere d'Arte sono relegate nei musei e in apposite gallerie, che visita chi ha voglia di farlo, ma incidono scarsamente sulla realtà, fatta di cose concrete, spesso sgradevoli, comunque necessarie per andare avanti: chi pensa il contrario è un illuso o un ingenuo, o entrambe le cose.

Cercherò di mostrare in questo blog che invece è proprio l'Arte, intesa come forma superiore del lavoro che gratifica ed emoziona, a rendere gradevole la nostra breve esistenza, a migliorare la qualità della nostra vita, incidendo in modo significativo sulla realtà che in qualche modo contribuiamo a modificare con le nostre azioni quotidiane.

Non vi si troverà nulla di dogmatico e vi sarà poco di sistematico, trattandosi di semplici appunti e riflessioni, come recita il sottotitolo; comunque di note spesso connesse con l'agire concreto di modifica e costruzione dell'ambiente in cui viviamo.

___________________________________

Avviso

nei programmi, i post di questo blog si alterneranno settimanalmente a quelli meno gradevoli di Diritto&Dintorni: sarà un modo per alleggerire un discorso che tratta spesso di cose sgradevoli e ostiche, fatto di codici, codicilli e garbugli che avvelenano il nostro Paese e che comunque credo che sia utile, se non proprio necessario, trattare.

4 - IMBRATTARE CONTRO NATURA

Sul finire degli anni ’90 del secolo scorso acquistai e lessi con molto interesse il libro Progettare secondo natura (dal quale per antites...