Sul finire degli anni ’90 del secolo scorso acquistai e lessi con molto interesse il libro Progettare secondo natura (dal quale per antitesi il titolo di questo post), scritto da due biologi (coniugi) Nancy e John TODD, i quali avevano inteso divulgare con una pubblicazione i criteri degli interventi da loro stessi avviati con profitto a Cape Cod, sulla costa Nord-Est degli Stati Uniti.
Cercai di trasferire nei miei progetti dell’epoca alcune delle cose meritevoli e adattabili al contesto nel quale operavo, prima in alcune lottizzazioni e in un piano di zona per edilizia convenzionata, quindi nella riqualificazione del vecchio campo sportivo del mio paese, struttura ormai abbandonata e diventata terra di nessuno a seguito della costruzione di un nuovo impianto in una diversa area destinata alle attrezzature sportive dal vigente piano regolatore comunale.
L’area presentava caratteri molto interessanti per l’estensione e per l’ubicazione, appena fuori dal nucleo storico del borgo e confinante con un bel complesso monumentale costituito da un convento francescano, di impianto tardo-medievale, e dalla Chiesa di Sant’Antonio, con affaccio su una piazza di medie dimensioni. La bellezza del luogo e dei monumenti vicini mi suggerirono interventi il più possibile discreti, non invasivi e rispettosi delle tradizioni del luogo: oltre ai riferimenti culturali di Halprin, Cullen e Casasco, ritenni importante richiamare le belle sistemazioni anonime dei piccoli slarghi tra le case nei rioni storici (le cosiddette piazzette) e dei cortili, di cui riporto un’immagine nella pregevole rivisitazione opera di un bravo artigiano-artista locale (Vincenzo).
Dopo aver inutilmente sottoposto l’idea ad una prima amministrazione comunale presieduta da un mio ex compagno di liceo, l’amministrazione successiva incaricò me e altri tre tecnici (due geometri e un altro architetto) di progettare la riqualificazione dell’ex campo sportivo, chiedendo pochissime integrazioni rispetto al bozzetto da me già presentato.
Purtroppo l’opera non venne finanziata nel corso della amministrazione committente, per cui l’amministrazione che subentrò operò diversamente, come si può vedere nella foto che lascio a voi giudicare, saccheggiando le idee del mio originario progetto, ma con soluzioni molto peggiorative che oggi imbrattano un’area così pregevole.
Tralasciando le questioni legali che magari approfondirò con un post sull’altro mio blog Diritto&Dintorni, le quali mi obbligheranno a intentare causa alla P.A. per plagio con contraffazione, sono evidenti oggi le conseguenze nefaste dell’intervento: spazio non fruibile liberamente, disagio per gli abitanti della zona costretti dai riflessi del sole sul tendone di copertura a stare con le tende chiuse nelle giornate di cielo sereno, danno ambientale in area monumentale.
Credo che questo scritto chiarisca con un esempio concreto quanto già espresso nei precedenti post e che trova purtroppo innumerevoli riscontri nella storia del nostro Paese: le intenzioni di chi cerca di operare per migliorare la qualità dell’ambiente fisico nel quale viviamo vengono spesso mortificate dalla rapacità e dalla incompetenza saccente e arrogante dei politici di turno, decisi a lasciare un marchio indelebile del loro passaggio, anche in violazione delle norme vigenti.
Se il livello della Pubblica Amministrazione si misura anche attraverso la qualità di vita percepita dai cittadini-contribuenti per i servizi che vengono loro offerti, credo che oggettivamente in questo caso sia veramente infimo.
In confronto al paesaggio circostante di cui riporto una foto, un professore-scrittore locale, molto attento alle tradizioni e alla storia del nostro piccolo borgo, ha definito ciò che è stato realizzato "uno sputo in faccia ai Castelluccesi":
gli si può dare torto?



