giovedì 27 aprile 2023

3 - ARCHITETTURA, POLITICA E AFFARI

Nel 2011 l'editore Hoepli di Milano, storica casa editrice di livello nazionale (ha persino una strada intitolata nella zona centrale del capoluogo lombardo), mi propose di pubblicare una guida pratica alla progettazione architettonica che anticipava di alcuni anni la modellazione tridimensionale anche di piccoli complessi edilizi, fulcro del BIM (Building Information Modeling) inserito ora nella legislazione nazionale per le opere pubbliche (il cosiddetto Codice appalti, che purtroppo ogni governo riscrive a suo uso e consumo).

Pur trattandosi di un manuale di base di carattere pratico, ritenni allora importante illustrare in Premessa gli importanti legami che esistono tra Architettura-Politica-Affari: essi costituiscono un ponte (a proposito e in senso concreto, parleremo in altri post anche del famigerato Ponte sullo Stretto e del tristemente noto Ponte Morandi) con i contenuti dell'altro mio blog Diritto&Dintorni, per cui mi piace riproporla quale discorso introduttivo di queste note sull'Arte; chi esercita una professione si rende ben presto conto che la propria opera (che solo in casi eccezionali si potrà definire Arte) è profondamente influenzata da condizioni politiche ed economiche e non muove semplicemente da assunti teorici di natura estetica.

Il presente lavoro (il manuale Hoepli) affronta, con taglio applicativo, il tema della progettazione architettonica, con riferimento ad un complesso edilizio. 

Si tratta del progetto di una piccola parte di città che non può risolversi nel semplice dimensionamento quantitativo (grafico e analitico) di zone residenziali, infrastrutture e servizi, ma dovrebbe muovere da esigenze particolari in un determinato contesto e conseguire l’obiettivo, qualitativamente rilevante, della modificazione di una porzione di territorio.

L’ambiente costruito (manufatti, edifici, città, interventi a scala territoriale) rappresenta la scena dove si svolgono le vicende politiche, sociali e culturali delle società umane; in essa trovano posto anche le opere d’arte in quanto manufatti speciali che compendiano ed esprimono al meglio i caratteri di un’epoca. Le modalità, i tempi ed i costi secondo cui tale scena viene modificata interessano ogni  cittadino in quanto utente, anche se ad alcuni specialisti sono delegati i compiti della progettazione e dell'esecuzione.

L’industria moderna, pur con tutti i limiti e le conseguenze negative (ambientali e sociali) oggi evidenti, ha reso possibile produrre oggetti d’uso e servizi in quantità e a costi tali da consentirne l’accessibilità alla grande maggioranza dei cittadini; compito dell’Architettura dovrebbe essere anche quello di ridistribuire i beni artistici secondo le esigenze della società, senza alcuna distinzione gerarchica o di classe.

Anche se forte di tali convinzioni e animato dalle migliori intenzioni, il progettista si scontra spesso con una realtà frustrante (derivante dall’errata convinzione che l’Arte sia “cosa da museo”), dominata dal prevalere degli interessi economici.

L’utente finale, nella migliore delle ipotesi, intende per Architettura qualcosa di astratto, legato agli aspetti che gli edifici hanno in comune con i quadri e le statue nei libri di Storia dell’Arte, ma privo di collegamenti con l’ambiente in cui vive.

In concreto, invece, lo spazio urbano e territoriale è diviso tra l’amministrazione pubblica e la proprietà fondiaria: 

  • la prima detiene le infrastrutture e i servizi e fissa le norme legali per l’uso di tutto il resto;
  • la seconda vede nell’edificazione un espediente per monetizzare il valore potenziale del terreno (rendita di posizione).

All’architetto viene chiesto, il più delle volte, un  progetto che consenta di ottenere permessi e nulla osta all’edificazione, nell’ambito di una libertà formale che deve essere semplicemente funzionale alla vendita del prodotto.

In questo quadro tutt’altro che incoraggiante, credo che si possano comunque cogliere delle occasioni e cercare di mostrare la bontà delle proprie proposte in concreto. 

Un successo anche parziale risulta persuasivo per i cittadini, che credono ai fatti più che alle teorie; può costituire un esempio da emulare e alimentare la volontà di cambiamento.

Perché, in fondo, un buon progetto esprime una piccola speranza per un mondo migliore.

4 - IMBRATTARE CONTRO NATURA

Sul finire degli anni ’90 del secolo scorso acquistai e lessi con molto interesse il libro Progettare secondo natura (dal quale per antites...